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lunedì 23 ottobre 2017
sabato 1 luglio 2017
Essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata.
Non farò la guerra al paese più misogino e quello meno in Europa. Ci sono troppi dati da contare che spesso non vengono mia davvero diffusi per essere distorti e, soprattutto, molte donne non ammettono neanche a se stesse di aver subito un reato, figuriamoci a terzi.
L'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) ha condotto un'indagine che prendeva quarantaduemila (42.000) donne provenienti un egual modo da tutti i 28 paesi.
Si evince che, in Europa, una donna su tre subisce abusi. Parliamo di sessantadue milioni (62.000.000) di donne.
Una donna su cinque invece subisce violenza domestica.
Solo il 13% di loro ha però sporto denuncia se questo è il proprio partner o un altro uomo.
Una donna su venti ha subito uno stupro.
Dall'indagine, comunque, si avvince che sì, le donne subiscono violenza anche da altre donne, ma il numero risulta irrilevante rispetto all'azione maschile che rende praticamente inesistente quella cifra.
Il problema è l'ammissione in sé della violenza.
Spesso se un uomo dice ridendo insulti o denigrazioni, noi donne lo accettiamo come se fosse un dazio da pagare.
Approcci sgradevoli come uno scotto tollerabile per essere accettate.
La stessa paura di rimanere sole è alla base di denunce mancate e di non accettazione della realtà.
Ci hanno insegnato che senza l'accettazione maschile non possiamo vivere.
Non lasciamo perché essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata dal proprio partner.
Almeno così ci insegna la nostra cultura progressista europea: anche la ministro bavarese Ilse Aigner che subisce ingiustizie perchè non ha un partner, perchè anche solo l'idea di una donna single rimane un abominio agli occhi di molti.
Figuriamoci qui da noi...
Non c'è infatti solo la paura delle critiche (spauracchio di base per le mancate denunce) o per le denigrazioni di vario genere, ma soprattutto la paura del rimanere sole.
Magari senza casa o senza alcun tipo di sussistenza.
A volte si ha paura di perdere anche il lavoro che non è necessariamente legato all'uomo che ne abusa.
Un tempo si voleva definire la violenza sulle donne come legato all'odio razziale, perché non guarda solo il trattamento di un'altra persona, ma perchè prende il 50% della popolazione mondiale come oggetto di discriminazione, odio e ghettizzazione.
Ma si sa, non siamo così importanti.
Poi c'è la coscienza che tanto le autorità non fanno nulla, essere umiliate anche in questo modo, quando ti dicono che c'è un maniale per la donna maltrattata e se non rientri in quegli standard allora non è vero.
A volte è davvero troppo da sopportare. Anzi, lo è di sicuro, per qualunque essere umano.
Perché per quanto dicano no al burca, mentono e ancora ci vogliono pie relegate in casa e uscire solo col permesso e ben coperte.
Senza desideri, aspirazioni e appetiti.
E intanto sale il numero delle vittime di odio da parte di uomini.
Fonti:
lunedì 3 aprile 2017
Lettera Aperta a un Giudice
Giudice Minucci,
È da qualche giorno che tento di capacitarmi come è possibile una cosa del genere, lo sa? In effetti succede tutte le volte che sento parlare di una cosa del genere, ma al momento il programma su cui sto lavorando è bloccato e quindi scrivo ora, che poi, non devo mica giustificarmi per avere ragione.
In fondo dovrei farci il callo: sei già stata picchiata da tuo marito? Allora non c’è reato, lo sostengono i giudici a Genova. Chiessene frega degli studi sulla violenza di genere, su quella domestica e sulle loro vittime. I giudici ne sanno di più e ne sanno meglio.
Ma lei non è di genova, Giudice, lei è di Torino ha ragione.
Io mi senti indignata come persona e come essere umano prima che come donna.
In Svezia, è vero, la vittima di studio che non presenta lividi non è vittima di stupro, ma le donne svedesi stanno combattendo una lotta d'opinione per cambiare questa legge e sono sicura che non ci metteranno molto a vincerla. In Svezia c’è un così basso tasso di violenza sulle donne che per loro le punizioni sono meno severe. Per noi le punizioni non ci sono per gli stupratori, perché giudici come lei, Minucci, che danno loro ragione.
Dire “Basta” a quanto pare per lei non è abbastanza. Bisogna chiedere aiuto e urlare. La prego, giudicem scriva “il manuale di chi subisce uno stupro” così quando capiterà nuovamente (e sappiamo che è già successo dalla sua sentenza fino ad oggi, ma loro le tralasciamo perché non avevano le sue direttive) a una donna di subire violenza saprà come comportarsi.
Sa vero che dovrebbe bastare? Quel basta? E dire che ha studiato molto per diventare giudice, come fa a essere così ignorante?
Non usi la scusa dei sui colleghi, giudice, sappiamo tutti che la misoginia tra quelli della sua categoria hanno permesso più stupri, omicidi e violenza di genere che impedirli anche solo liberando gli aguzzini perché non erano un pericolo. E immagino ne andiate tutti molto orgogliosi.
Che poi io sono tremendamente ignorante dell’emotività femminile e nella lingua italiana, pur essendo io donna e italiana, ma quando leggo che le motivazioni sono date dal fatto che lei avrebbe tradito quell’emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona… io lo ammetto: non lo capisco. Che significa?
Si sa che voi persone di legge siete come i giornalisti: parlate pomposo e male per non dire niente, ma magari se dice a una donna stuprata che se l’è cercata perché non ha fatto abbastanza, dovrebbe dirlo meglio.
Oltre il danno, la beffa: la vittima di stupro deve pure subire un’accusa di calunnia. E lei, Giudice? Lei sarà così orgogliosa della sua persona e della sua toga, che interpreta in maniera arbitraria le legge e decide come devono comportarsi le donne. Già che ci siamo, andiamo dal Papa e dirgli di toglierci l'anima, non l'abbiamo avuta per così tanti secoli! Non ci serve più!
E lei, Giudice Minucci, sicuramente si è sentita un vero Giudice della nostra amata repubblica, dopo quella sentenza. Sono molto felice per lei.
Non mi chiedo neanche come fa a dormire la notte, o guardarsi allo specchio, Giudice: sappiamo entrambe che lo fa benissimo. Perché questo non è di certo il paese di William Murray.
Lei, Giudice, smetta di guardate la televisione e cominci a guardare la vita vera. E si ricordi: anche il suo è stato uno stupro. Ha stuprato la dignità stessa di tutte le persone e tutte le donne. Avvalorare tesi come la sua sono un insulto dei Nostri Tempi, del Nostro Paese e della Libertà e Dignità umana. Ma immagino che i giudici del suo calibro amino follemente poter decidere del corpo di una persona.
Poi ci si chiede perché le scrivono quelle cose sui muri...
Finchè ci saranno persone come lei.
Avrà capito, Giudice, che a me non interessa il suo sesso. Interessa il suo ruolo. E non mi interessa di che sesso sono io, perchè IO sono una Persona. E non piagnucoli perchè la trattano male, se lei non avesse protetto gli stupratori. Si ricordi: non serve dire basta. Ma lei immagino abbia anche il culo parato per poter fare la voce grossa.
È da qualche giorno che tento di capacitarmi come è possibile una cosa del genere, lo sa? In effetti succede tutte le volte che sento parlare di una cosa del genere, ma al momento il programma su cui sto lavorando è bloccato e quindi scrivo ora, che poi, non devo mica giustificarmi per avere ragione.
In fondo dovrei farci il callo: sei già stata picchiata da tuo marito? Allora non c’è reato, lo sostengono i giudici a Genova. Chiessene frega degli studi sulla violenza di genere, su quella domestica e sulle loro vittime. I giudici ne sanno di più e ne sanno meglio.
Ma lei non è di genova, Giudice, lei è di Torino ha ragione.
Io mi senti indignata come persona e come essere umano prima che come donna.
In Svezia, è vero, la vittima di studio che non presenta lividi non è vittima di stupro, ma le donne svedesi stanno combattendo una lotta d'opinione per cambiare questa legge e sono sicura che non ci metteranno molto a vincerla. In Svezia c’è un così basso tasso di violenza sulle donne che per loro le punizioni sono meno severe. Per noi le punizioni non ci sono per gli stupratori, perché giudici come lei, Minucci, che danno loro ragione.
Dire “Basta” a quanto pare per lei non è abbastanza. Bisogna chiedere aiuto e urlare. La prego, giudicem scriva “il manuale di chi subisce uno stupro” così quando capiterà nuovamente (e sappiamo che è già successo dalla sua sentenza fino ad oggi, ma loro le tralasciamo perché non avevano le sue direttive) a una donna di subire violenza saprà come comportarsi.
Sa vero che dovrebbe bastare? Quel basta? E dire che ha studiato molto per diventare giudice, come fa a essere così ignorante?
Non usi la scusa dei sui colleghi, giudice, sappiamo tutti che la misoginia tra quelli della sua categoria hanno permesso più stupri, omicidi e violenza di genere che impedirli anche solo liberando gli aguzzini perché non erano un pericolo. E immagino ne andiate tutti molto orgogliosi.
Che poi io sono tremendamente ignorante dell’emotività femminile e nella lingua italiana, pur essendo io donna e italiana, ma quando leggo che le motivazioni sono date dal fatto che lei avrebbe tradito quell’emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona… io lo ammetto: non lo capisco. Che significa?
Si sa che voi persone di legge siete come i giornalisti: parlate pomposo e male per non dire niente, ma magari se dice a una donna stuprata che se l’è cercata perché non ha fatto abbastanza, dovrebbe dirlo meglio.
Oltre il danno, la beffa: la vittima di stupro deve pure subire un’accusa di calunnia. E lei, Giudice? Lei sarà così orgogliosa della sua persona e della sua toga, che interpreta in maniera arbitraria le legge e decide come devono comportarsi le donne. Già che ci siamo, andiamo dal Papa e dirgli di toglierci l'anima, non l'abbiamo avuta per così tanti secoli! Non ci serve più!
E lei, Giudice Minucci, sicuramente si è sentita un vero Giudice della nostra amata repubblica, dopo quella sentenza. Sono molto felice per lei.
Non mi chiedo neanche come fa a dormire la notte, o guardarsi allo specchio, Giudice: sappiamo entrambe che lo fa benissimo. Perché questo non è di certo il paese di William Murray.
Lei, Giudice, smetta di guardate la televisione e cominci a guardare la vita vera. E si ricordi: anche il suo è stato uno stupro. Ha stuprato la dignità stessa di tutte le persone e tutte le donne. Avvalorare tesi come la sua sono un insulto dei Nostri Tempi, del Nostro Paese e della Libertà e Dignità umana. Ma immagino che i giudici del suo calibro amino follemente poter decidere del corpo di una persona.
Poi ci si chiede perché le scrivono quelle cose sui muri...
Finchè ci saranno persone come lei.
Avrà capito, Giudice, che a me non interessa il suo sesso. Interessa il suo ruolo. E non mi interessa di che sesso sono io, perchè IO sono una Persona. E non piagnucoli perchè la trattano male, se lei non avesse protetto gli stupratori. Si ricordi: non serve dire basta. Ma lei immagino abbia anche il culo parato per poter fare la voce grossa.
venerdì 31 marzo 2017
Diritti d'autore, libertà di mercato, libertà di scelta.
Fermento nel mondo dei diritti d'autore.
O forse tanto casino per rimanere sempre nella solita monopolizzazione del mercato a favore di un mondo dittatoriale e castrante.
Dall'11 aprile di quest'anno entra in vigore un decreto legislativo che deriva da una Direttiva Europea del 2014.
Questa direttiva riguarda la gestione collettiva dei diritti d'autore e di quelli connessi, nonchè la concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali perl 'uso online nel mercato interno. Cosa vuol dire? Bella domanda.
Gli autori potranno scriversi a società di altri Stati UE, tanto che le società straniere europee potranno legittimamente lavorare sul nostro territorio e con gli artisti Italiani, senza portare qui la loro sede legale.
Ma guardiamo bene cosa succede in Italia. Come l'hanno recepita i nostri estremi difensori del governo?
Beh, è la direttiva Barnier per la liberalizzazione del diritto d'autore all'interno dell'Unione Europea, quindi...
Quindi sappiamo che la migliore amica di ogni scrittore, cantante, artista che sia, la SIAE potrebbe avere qualche rimostranza. Ma no. Non sapete? Pretende di gestirli lei e poi dare agli altri enti. Perchè? Perchè gli hanno confermato il monopolio.
Insomma, intendiamoci: se l'ennesimo governo dittatoriele di strozzini assassini che non abbiamo votato (Gentiloni) gli ha lasciato amorevolmente l'esclusiva sulla gestione come UNICO ente autorizzato in Italia, potrà avere anche da ridire se non fa i suoi porci comodi, no?
Vedete, il decreto stabilisce come debbano essere gestiti i diritti d'autore da parte dei vari organi o entità, requisiti a cui si dovranno adeguare antro sei mesi, vigilati dall'AgCom (Atorità delle Garanzie per le Telecominicazioni) che darà l'elenco degli Organismi di gestione collettiva nel nosro Paese alla Commissione Europea e in futuro lo farà per eventuali modifiche.
Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore, il Ministero dei Beni Culturali (innegabile che letteratura e musica e affini lo siano, anche se visto l'andazzo ce ne stiamo dimenticando) dovrà emanare un decreto che riguarderà le nuove disposizioni sui compensi degli artisti, che questi siano interpreti o esecutori.
Il 31 marzo (oggi) entra invece in vigore quello dell' AgCom per contrastare la pirateria e il copyright online, anche se ancora non sappiamo bene come verrà fatto.
Sarà che io detesto il termine MONOPOLIO, se non concerne me stessa e l'utilizzo del mio corpo, ma che ci sia scritto o che lo si faccia in effettivo.
Quindi non riesco a sopportare che se è presente una legge di liberalizzazione del mercato che ci hanno imposto non la si voglia seguire e si continui con la dittatura.
Non sopporto neanche che ci debbano imporre la liberalizzazione del mercato, ma sappiamo che l'italiano medio, arrivato a una poltrona, ammazza chiunque pur di tenersela anche se vantava grandi idieali.
Che poi se voglio, potrò scegliere lo stronzo che mi difende i diritti d'autore? Perchè devo essere sempre costretto a sentire SIAE dietro il culo? Non sono uno di quegli uomini che va con i Trans, che dice che non lo vuole prendere in quel posto ma alla fine ci gode da morire (giudico l'ipocrisia della cosa non l'atto in sè, ma so che chi leggerà amerà puntarsi su questa frase che sul resto).
Questo articolo un po' senza senso per dire...
Sarà che io voglio dire NO.
Non mi piacciono le dittature, non mi piacciono di alcun tipo.
O forse tanto casino per rimanere sempre nella solita monopolizzazione del mercato a favore di un mondo dittatoriale e castrante.
Dall'11 aprile di quest'anno entra in vigore un decreto legislativo che deriva da una Direttiva Europea del 2014.
Questa direttiva riguarda la gestione collettiva dei diritti d'autore e di quelli connessi, nonchè la concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali perl 'uso online nel mercato interno. Cosa vuol dire? Bella domanda.
Gli autori potranno scriversi a società di altri Stati UE, tanto che le società straniere europee potranno legittimamente lavorare sul nostro territorio e con gli artisti Italiani, senza portare qui la loro sede legale.
Ma guardiamo bene cosa succede in Italia. Come l'hanno recepita i nostri estremi difensori del governo?
Beh, è la direttiva Barnier per la liberalizzazione del diritto d'autore all'interno dell'Unione Europea, quindi...
Quindi sappiamo che la migliore amica di ogni scrittore, cantante, artista che sia, la SIAE potrebbe avere qualche rimostranza. Ma no. Non sapete? Pretende di gestirli lei e poi dare agli altri enti. Perchè? Perchè gli hanno confermato il monopolio.
Insomma, intendiamoci: se l'ennesimo governo dittatoriele di strozzini assassini che non abbiamo votato (Gentiloni) gli ha lasciato amorevolmente l'esclusiva sulla gestione come UNICO ente autorizzato in Italia, potrà avere anche da ridire se non fa i suoi porci comodi, no?
Vedete, il decreto stabilisce come debbano essere gestiti i diritti d'autore da parte dei vari organi o entità, requisiti a cui si dovranno adeguare antro sei mesi, vigilati dall'AgCom (Atorità delle Garanzie per le Telecominicazioni) che darà l'elenco degli Organismi di gestione collettiva nel nosro Paese alla Commissione Europea e in futuro lo farà per eventuali modifiche.
Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore, il Ministero dei Beni Culturali (innegabile che letteratura e musica e affini lo siano, anche se visto l'andazzo ce ne stiamo dimenticando) dovrà emanare un decreto che riguarderà le nuove disposizioni sui compensi degli artisti, che questi siano interpreti o esecutori.
Il 31 marzo (oggi) entra invece in vigore quello dell' AgCom per contrastare la pirateria e il copyright online, anche se ancora non sappiamo bene come verrà fatto.
Sarà che io detesto il termine MONOPOLIO, se non concerne me stessa e l'utilizzo del mio corpo, ma che ci sia scritto o che lo si faccia in effettivo.
Quindi non riesco a sopportare che se è presente una legge di liberalizzazione del mercato che ci hanno imposto non la si voglia seguire e si continui con la dittatura.
Non sopporto neanche che ci debbano imporre la liberalizzazione del mercato, ma sappiamo che l'italiano medio, arrivato a una poltrona, ammazza chiunque pur di tenersela anche se vantava grandi idieali.
Che poi se voglio, potrò scegliere lo stronzo che mi difende i diritti d'autore? Perchè devo essere sempre costretto a sentire SIAE dietro il culo? Non sono uno di quegli uomini che va con i Trans, che dice che non lo vuole prendere in quel posto ma alla fine ci gode da morire (giudico l'ipocrisia della cosa non l'atto in sè, ma so che chi leggerà amerà puntarsi su questa frase che sul resto).
Questo articolo un po' senza senso per dire...
Sarà che io voglio dire NO.
Non mi piacciono le dittature, non mi piacciono di alcun tipo.
giovedì 2 febbraio 2017
Notizie dal mondo, tanto che fanno pensare, ma forse troppo poche per fare qualcosa
Credo sinceramente che ci siano note e informazioni che in questo periodo non possono che colpire il lettore.
Perchè tra le manifestazioni americane contro il proprio presidente, manifestazioni che non stanno cambiando le cose, ma almeno fanno esprimere le proprie opinioni (non come noi) e che li rende degni di rispetto per l'amore che dimostrano per quello in cui credono o che dicono di credere (ma lameno non si lamentano soltanto nascosti in casa), ci sono innumerevoli storie che non fanno altro che far pensare.
Ci sono Ray Johnstone che non vuole farsi abbattere dalla solitudine e dalla vecchiaia e che cerca dei nuovi compagni di pesca. Ha provato con Facebook, ma non ha ricevuto risposta, ma non si è arreso e ha messo un annuncio su Gumtree (sito popolare per gli annunci in Australia), sotto la dicitura "usato", il che denota anche un certo senso dello humor. Un annuncio che ha avuto migliaia di riscontri, dai vicini di casa e da persone anche più lontane, olre a imbarcazioni che lo vogliono ospitare sulla loro barca. Ancora ricordo amarmanete il vecchio romano che chiedeva di fare il nonno a una famiglia (e piangeva per la sua solitudine) e che poi ha finito per derubarla, ma mi consolo e credo ci sia ancora speranza nel mondo.
Un mondo sommerso che riemeprge, un po' come quello che dicono di aver trovato grazie alle rocce vulcaniche sulle isole Mauritius, che ancora permettono di sognare mondi nuovi senza cercarli fuori dal sistema solare, probabilmente soprattutto per le vittime di abusi in famiglia nel grande Stato/Continente che è la Russia, dove a quanto pare hanno rimosso dal codice penale russo il reato di "percosse in famiglia", declassandolo a illecito amministrativo, punibile con un'ammenda ridicola con un arresto altrettanto ridicolo. Un po' come il fondatore della Jingbei Investiment che denota solo di odiare e aver paura delle donne, non di avere ragione, a dimostrazione che il mondo arretrato è ovunque e in qualunque ceto sociale. In fondo si sa, di schifosi imbecilli ne è pieno il mondo ed è così pieno che comandano e impediscono al mondo di evolvere... poi ci si chiede perché dalla Cina scappano tutti.
Finiamo con il piangere in modi diversi le nostre amiche: Nadia Pulvirenti, che muore a 25 (venticinque) anni mentre svolgeva il suo lavoro di riabilitatrice spichiatrica e che è stata accoltellata dal suo paziente e mentre sdrammatizzano dicendo "sapeva i rischi che correva", quando in certe strutture dovrebbero stare attenti e no, non te lo devi aspettare, i suoi familiari chiedono al suo spirito di aiutarli a imparare a perdonare. Perché il perdono non è qualcosa che di lungo e tortuoso, qualcosa che è personale e che nel perbenismo buonista dei nostri giorni è del tutto abusato dando sempre ragione al male e mai alla vittima di quel male. Se la si smettesse di farla così facile con l'idea di perdonare e ci si interessasse di più di star vicino a chi soffre... magari Fabio di Lello non avrebbe ucciso l'assassino di sua moglie, non avrebbe passato questi mesi struggendosi dell'amore che tutti sogniamo di avere e che lui ha perduto, perchè forse avremmo più fiducia della giustizia. Anche se, lo so, in Italia è una parola vuota.
E concludo con la felicità degli animalisti, dove i falchi viaggiano in aereo meglio delle persone normali. Basta avere i soldi.
lunedì 11 luglio 2016
Egitto e libertà, anche quella di non aver paura (anche di un telefonino)
In Italia l'Italiano Medio si divide in due: chi imperterrito va a Sharm per farsi le vacanze e chi dell'Egitto non ne vuole sentire parlare bene.
Paese Bello ed economicamente a buon mercato, è anche il Paese dove (lasciando perdere gli insulti sessisti dei commercianti e altre uscite razziali che invece sono un po' di tutto il mondo) il caso di Giulio Regeni è esempio palese non solo dell'odio e del razzismo degli Egiziani e l'incompetenza del governo italiano (che già conoscevamo dal caso dei Marò) ma anche dell'opportunismo di altri stati europei (Germania e Francia in primis) che non danno all'Italia per l'ennesima volta il sostegno che avrebbero preteso e avuto loro stessi da un lato (come Europa) e dall'altro approfittano dei rapporti commerciali interrotti per guadagnarci (che i cospiratori potrebbero anche far pensare a un macchiavellico omicidio atto per ledere l'economia estera italiana).
E mentre ci indigniamo mettendoli tutti in un'unico mondo di crudeli razzisti retrogradi delinquenti, cinque ragazzi si fanno valere con tanti di Arresto all'insegna del non "saremmo cresciuti con il rimorso di essere dei vigliacchi" (nota storica patriottica: Garibaldi che ora in molti amano bistrattare perchè così fa figo e si è tanto intelligenti, affermava convinto i Mille - sicuramente quelli della città dei mille - con proclami molto simili: "perchè un giorno non dovremo guardare i nostri figli e dire ' io non c'ero' " o simili).
Ora in Egitto la satira è vietata (mio Dio, non che sia libera davvero qui in Italia, eh!), tanto che se si ha il coraggio di criticale in rete si finisce in prigione.
Voi direte, ovviamente, che ve lo aspetavate, ma non siamo così lontani nè dall'Egitto, nè da quel mondo: al mondo che ha portato ala morte di un ricercatore italiano per mano del governo.
E questo è il caso di giovani uomini poco più piccoli di Regeni, è il caso del gruppo "Ragazzi/bambini di Strada", sei ragazzi giovani e coraggiosi come noi abbiamo smesso di essere.
I Atfal el shawarea loro nomi sono:
- Ezz Eddine Khaled, 19 anni. Il più giovane.
- Mohamed Adel, fondatore del gruppo.
- Mohamed Dessouky
- Mohamed Yehia
- Moganed Gabr
Questi sei ragazzi sono stati arrestati la sera del 9 maggio di quest'anno per aver fato un video satirico in difesa dei diritti umani. Hanno infatti pubblicato nei mesi precedenti diversi video di satira, creandosi un pubblico di quasi 250.000 (duecentocinquantamila) fan su Facebook, con riprese fatte in modo semplice e diretto: i loro cellulari, le strade del Cairo e i loro commenti sui fatti di politica e violazioni di diritti umani con un tocco di ironia e lo slogan "la rivoluzione continua", collegandosi alle proteste in piazza Tahrir (la stessa protesta dove 18 loro connazionali sono state arrestate e torturate), tanto da ricevere anche oltre due milioni di visualizzazioni.
La registrazione che ha fatto traboccare il vaso parlava del blitz dei militari nella sete del sindacato dei giornalisti per arrestare due redattori (i nostri, si sa, sono immanicati con i politici, quindi tranquilli: non succederà mai niente a loro) e della cessione da parte del loro presidente di due isole all'Arabia Saudita.
Il giovane Khaled è stato arrestato per primo, prelevato da casa sua e portato al commissariato di Masr Al Gedida la mattina di sabato 7 maggio per poi finire davanti al giudice con l'accusa di istigazione alla rivolta (che poi, tornando a Regeni, il consulente legale della sua famiglia è finito in carcere per lo stesso motivo) e utilizzo di piattaforme online per insultare le istituzioni dello Stato (nel nostro lo fanno loro con noi e questo dovrebbe essere illegale), e - se non ho capito male - anche terrorismo, protesta in piazza non autorizzata (esatto!) e vilipendio delle istituzioni.
Adel scrive su Facebook che non erano sorpresi della cosa, che in molti dicevano loro che avevano esagerato, ma hanno pubblicato l'ultimo incriminante video perchè non sarebbero potuti crescere con il rimorso di essere stati dei vigliacchi e che se anche fosse successo qualcosa più grandi di loro, loro non si sarebbero mai tirati indietro e nessuno di loro si era pentito, nonostante la paura per il futuro.
L'Egitto, dice, è davvero spaventoso. Ma noi non abbiamo paura.
Il giorno dopo, viene lui stesso arrestato assieme agli altri (uno solo di loro è stato rilasciato su cauzione). E ci sono andati a testa alta.
E noi? Noi non facciamo paura con un Telefoninino, quindi non dobbiamo preoccuparci.
giovedì 23 giugno 2016
mercoledì 15 giugno 2016
Giornalista Marchettaro che fa goliardiche battute sessiste
Chi di noi non ha sofferto un po' guardando l'altra sera l'esordio della Nazionale Italiana agli Europei di Calcio?
A quanto pare se sei donna non puoi. Devi guardare annoiata pregando che l'incubo (che consiste nel calcio in sé in questo caso) finisca presto.
Perché si sa, le tifose di calcio non esistono: sono lì solo per accontentare e piacere un uomo.
Poi ci si stupisce della misoginia ignorante di Felice Belloli che deruba di dignità e fondi le giocatrici di calcio professioniste.
Ma durante la partita di calcio è toccata a una che sicuramente le subisce solo perchè fa il lavoro che fa e si sa che certa gente con cui collabora non manca di arroganza maschilista.
E' Ilaria D'Amico, l'attuale fidanzata di Buffon (mi dispiace per lei, io non la conosco, ma sono ben lontana dal rispettare Buffon come persona e come giocatore). Perché in fondo l'intelligenza dell'uomo medio italiano si sa qual è e se lei è una giornalista sportiva lo è solo per accalappiare un calciatore, ma in verità non ne sa nulla, vero?
Secondo i suoi colleghi giornalisti lei ha tanti buoni motivi per seguire la partita di calcio, mettendo pure sotto inteso che il più importante è il guadagno che Gigi avrà come calciatore.
Primis fra tutti è il goliardico Stefano De Frandis che, nella sua boria del "come è bello fare battute di pessimo gusto", invece di guardare la partita che a quanto pare lo annoiava (perché è un grande tifoso) si divertiva a guardare una tifosa che come mille altri tifosi, si preoccupava per le sorti degli Azzurri (perché si sa, solo lei si preoccupava che Buffon potesse perdere il pallone - io in particolare temevo che lo facesse apposta, ma è un'altra storia) si preoccupa di attivare la telecamera e chiedere se soffriva come conduttrice, tifosa o Wag (che è il modo carino di dire fidanzata di turno - se non peggio - di un calciatore) che è statisticamente più preoccupata dei soldi che porta a casa che del fidanzato in sé.
Lei risponde in maniera estremamente diplomatica: "Ti do' una testata se non ti togli...".
I giornali ora dicono che si scherza con lei, ma non scherziamo.
Lei l'avrà anche presa sul ridere, ORA e solo perché tanto non ha molto da fare e fingerà di essere d'accordo perché se no fa al parte dell'acida, quando sarebbe virile se fosse un uomo.
Ma sappiamo anche che questa non è né la prima, né l'ultima volta che gli pseudo-giornalisti geniali (sì, proprio come quelli che chiedono ai terremotati che dormono in macchina se hanno paura di dormire in casa) insultano costantemente le giornaliste sportive con la battuta MINIMA che sono di parte perché il fidanzato di turno ha cambiato squadra o no (sì, ricordo la replica di una battuta simile su Mediaset)
Credo comunque che il suo collega sia più marchettaro di lei ed ha l'invidia della vagina. Perché lo dico? Logica: è un uomo.
Non preoccupatevi: se vi sentite offesi, posso dirvi pure ridendo che è uno scherzo.
Ma sappiamo entrambi che è una cazzata, vero?
venerdì 10 giugno 2016
L'APP ANTI STOLKING
Non è allarmismo. Non penso che tutte le donne debbano averle quest'app.
Ma certamente quelle che ricevono molestie da parte di Chicchesia sarebbe bene che le avesse.
Telefono Donna, associazione di volontariato regolarmente iscritta al registro regionale dedicato e facente parte del CNDI e affiliata da Conseil International Des Femmes (ONU) e che trova la sua sede alla Ca'Granda di Milano (il Niguarda, per intenderci), si è preoccupata di creare un'applicazione per combattere queste molestie.
Stop Stalking infatti è stata ideata e realizzata da Telefono Donna con il contributo dell' ASL di Milano e vuole essere un aiuto per difendersi dallo stalking.
OVVIAMENTE l'app è gratuita, è in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo (peccato non ci sia anche in russo e portoghese, ma non si può essere perfetti) ed è compatibile con Adroid e IOS.
Una volta installata quest'App è come un consulente portatile: consente di avere sempre a portata di mano le informazioni e le strategie utili per contrastare lo stalker, di memorizzare ora, data e luogo degli eventi significativi generando automaticamente il "diario dello stalking" e invia una richiesta di aiuto automatica allo Sportello Antistalkng di Telefono Donna, che è sempre attivo.
Se ancora non volete scaricare quest'app, sulla stessa pagina c'è un pdf scaricabile che consiste (tolte le "pataffiate" della regione) in un piccolo manuale illustrativo sul fenomeno e come agire.
Sappiamo che è poco, ma almeno è qualcosa.
Nella stessa pagina si ha anche le Otto regole per difendersi dallo stalking.Giusto per la cronaca, le riporto qui sotto in maniera LEGGERMENTE rielaborata:
1 - INFORMATI su associazioni, centri e strutture che possono aiutarti
2 - PARLA perchè solo parlando puoi sperare di aiutarti o che ti aiutano. Va bene tutto, ma i segnali non si colgono così facilmente.
3 - CHIEDI ASSISTENZA perchè da soli non si va avanti, ma serve il confronto e la condivisione per avere forza e si sa fin troppo bene: sei fregata (ricordiamo la storia di Giordana di Stefano che ha avuto la prontezza di chiedere al cugino di andare con lei, ma poi lo ha lasciato andare via ed è rimasta sola col suo omicida codardo e vigliacco che poi è scappato a Milano).
4 - ALLONTANATI lo stalker è un pianificatore e per pianificare a tua volta come agire.
5 - SII PRUDENTE e conserva lucidità e sii semrpe pronta a contattare le autorità.
6 - USA DUE CELLULARI (questa io non me l'aspettavo) e mentre con uno raccogli sms e chiamate dello stolker a cui non devi mai rispondere.
7 - NON SCAPPARE A CASA perchè gli dai un'informazione in più che lo metterebbe in condizione di conoscere dove abiti e dove stanno i tuoi cari e se ti pedina contatta le forze dell'rodine o recati personalmente in questura.
8 - RACCOGLI LE PROVE perchè di certo non lo farà nessuno per te: sii una di quelle donne che ammiri nei telefilm e spetta a te raccogliere e conservare ogni prova del reato: dai biglietti agli sms alle email con cui puoi almeno ottenere un ammonimento giudiziario.
sabato 4 giugno 2016
Come difendersi dalle molestie sul luogo di lavoro
Riprendo pari passo un pezzo di un articolo che ho trovato navigano nel web e da cui è nato un altro post.
Trattasi del REGOLE CONTRO LE MOLESTIE SUL POSTO DI LAVORO a cura di Rosa M. Amorevole.
PUNTO 1: Definizione di Molestia Sessuale
Capire cosa sono le molestie sessuali.
Si parla di Molestie sessuali tutti quei comportamenti di carattere sessuale che non sono desiderati da chi le riceve e che ne offendono la dignità.
Si definiscono molestie:
- insinuazioni e commenti equivoci sull'aspetto esteriore
- osservazioni e barzellette riguardanti caratteristiche, comportamenti e orientamenti sessuali
- materiale pornografico sul posto di lavoro
- contatti fisici indesiderati
- avance in cambio di vantaggi o delle loro promesse
- inviti indesiderati con chiaro intento
- ricatti sessuali
- atti sessuali, coazione sessuale o violenza sessuale.
La normativa vigente è il Decreto Legislativo 198/2006 (Codice delle pari opportunità) che definisce la molestie:
Quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo»; molestie sessuali: «ogni comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, che risulta indesiderato a una delle parti, e ne offende la sua dignità.
PUNTO 2: La prima azione da intraprendere
La prima cosa da fare è manifestare in modo chiaro e netto che l'attenzione che si subisce non è gradita. Se si ha paura di parlare direttamente con il molestatore o se questo non ha effetto, puoi scrivere un'email elencando ciò che ti disturba e chiedendo che questi comportamenti vengano interrotti. E' molto importante che si tenga una copia di quanto si ha scritto stampandone una copia e, qualora avessi usato l'email dell'ufficio, inoltrala anche al tuo indirizzo privato.
PUNTO 3: Cosa fare se le molestie non smettono
Bisogna chiedere aiuto: è sempre controproducente affrontare da sola le molestie. Non bisogna nascondere nè tanto meno minimizzare i fatti: non si è responsabili delle aggressioni subite e non si è responsabili se qualcuno ci tormenta, ricatta o abusa di noi.
PUNTO 4: A chi rivolgersi?
Bisogna rivolgersi al consigliere di fiducia del tuo posto di lavoro. Le grandi aziende e le pubbliche amministrazioni hanno (o comunque dovrebbero) avere questa figura nel loro organico. Il consigliere deve ascoltare le parti e cercare una soluzione formale o informale riferendosi al codice etico e quello di condotta dell'azienda. In particolare: se lavori nella pubblica amministrazione c'è la possibilità di chiedere aiuto internamente al Comitato Unico di Garanzia
Puoi se no rivolgerti al consigliere di parità territoriale che agirà gratuitamente e insieme ad un tuo avocato di fiducia. Altrimenti ci sino le organizzazioni sindacali o il proprio avvocato.
Soprattutto in un campo così delicato e così poco considerato, bisogna avvalersi delle prove. Bisogna tenere tutte le email, le lettere, registrare le telefonate, le testimonianze (ormai sembra lecito dire "se trovate qualcuno che ha il coraggio di farlo"). Sappiamo già che nella nostra legislazione non sono ammesse in un processo perché, soprattutto per le registrazioni, non valgono se non si ha l'autorizzazione di tutti i soggetti, ma questo non vuol dire che non siano utili nella trattazione del vostro caso specifico e nella ricerca di una soluzione conciliativa (con riconoscimento economico del danno): spesso le aziende preferiscono chiudere privatamente le questioni.
PUNTO 6: Tenere nota
Bisogna sempre tenere nota di tutto quello che vi accade:
- Nomi del molestatore
- date con ora e luogo
- tipo di molestia
- la vostra reazione
- la presenza di testimoni
PUNTO 7: Parlare.
Bisogna parlare. Parlare con i colleghi di cui ci si fida.
Infatti l'ammisione verbale del problema potrebbe essere come la goccia che fa traboccare il vaso (o rompe l'argine dell'Arno) e scoprire che non si è l'unica persona molestata e quindi si potrebbe agire in comune. Il sapere di non essere i soli può anche rassicurare dall'avere o no delle colpe.
Inoltre, anche se non fossero anche loro vittime, possono aiutare nella prevenzione delle molestie, anche solo evitando che si rimanga soli con il recidivo.
Non bisogna provare vergogna: non è chi subisce molestie a doversi vergognare.
PUNTO 8: Contattare gli ex colleghi.
Siamo onesti: i colleghi, seppur solidali, non hanno mai molta voglia di allontanarsi dall'omertà di rito. I motivi vanno dalla paura di essere considerati degli spioni a quella dell'avere il posto di lavoro a rischio (o aver paura che lo diventi). Gli ex colleghi spesso non hanno di questi problemi. Bisogna quindi sentirli: probabilmente alcuni di loro hanno subito lo stesso trattamento e/o sapere di azioni simili e quindi potrebbero testimoniare senza temere ritorsioni.
PUNTO 9: le responsabilità del datore di lavoro.
E' da ricordare che anche se si è precari, il datore di lavoro è responsabile dell'incolumità fisica e psichica dei propri dipendenti e deve adottare tutte le misure necessarie a garantirla come da articolo 2087 del codice civile.
Fonte:
http://d.repubblica.it/attualita/2015/10/09/news/toglimi_le_mani_di_dosso_molestie_lavoro_olga_ricci_libro-2797516/
martedì 31 maggio 2016
HISSENE HABRE CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
Segnalo questo articolo (da cui poi si possono leggere anche approfondimenti sull'argomento nell'intero sito) per tutti gli amanti dell'Africa e della giustizia.
Il Tribunale di Dakar oggi ha dato il verdetto sull'ex dittatore del Ciad Hissene Habre: è stato condannato all'ergastolo, ma non alla confisca dei beni guadagnati con i suoi crimini,
Chiedo scusa, ma non essendo molto "dentro" l'argomento, mi preoccupo solo di segnalarlo.
FONTI
http://africalive.info/hissene-habre-condannato-allergastolo/
lunedì 9 maggio 2016
Giornalismo e libertà
L'anno scorso la libertà di stampa è diminuita, soprattutto rispetto gli ultimi 12 anni, quindi, fate il conto: dalle torri gemelle. Prima sicuramente ne avevamo molti di più.
Le pressioni del tacere, aura legge del nostro Paese (basta pensare l'omertà sulla pedofilia di cui tanto si parla in questi giorni e che in quel caso accusano i familiari, qui i mezzi di stampa) sono dati da fantomatiche paure di ritorsioni: che esse siano politiche, terroristiche o mafiose: denunciare i regimi (che siano sentiti o no) non è bene. Ti ritrovi sotto casa le camice rosse, nere, legali o altro che ti fanno la pelle, sparire, ti buttano sul lastrico.
Sappiamo tutti del finto perbenismo del nostro paese, come sappiamo che all'epoca della caduta del governo Berlusconi per colpa di falso da pubblico ufficiale e prostituzione minorile (che tra l'altro sono tutti atti illeciti che il "signore" milanese ha commesso) avevamo i giornalisti tedeschi che commentavano che se avessero avuto qualcosa di simile nel loro Paese avrebbero fatto speciali su speciali. Rispetto alle inchieste che avrebbero fatto gli altri paesi, diciamocelo: noi non ne abbiamo praticamente parlato.
E ora si arriva con il Report del 2016 dell'istituto Washington Freedom House che non solo ricorda che il nostro vicino, il Medio Oriente ha messo sotto pressione giornalisti e media, ma che in Europa anche le cose non sono poi così fighe.
E mentre i leader politici di Polonia, Serbia e simili hanno instaurato maggiore controllo sui media nazionali e in Cina hanno aumentato l'ossessione di omertà su economia ed ecologia (che onore averli come partner, nè?) tanto che non si sa se è meglio essere un giornalista cinese o turco,
Nei fatti, soli il 13% della popolazione mondiale gode di vera libertà di stampa, o di una stampa libera.
il 41% del mondo la stampa e libera per metà... e il restante 46% non lo è per nulla.
Capiamoci: è l'87% dove la stampa non è libera: perchè dire "questo sì e questo no" non ha nulla a che cedere con la libertà di stampa.
Ma andiamo più in specifico: il nostro continente, l'Europa.
Mentre si dice che l'86% della popolazione è libera, la Polonia, con l'ultimo governo, ha modificato la legislazione, permettendo così all'esecutivo di controllare direttamente e poi licenziare la gestione dei media di proprietà dello Stato. Quest'azione è stata ispirata dal primo ministro dell'Ungheria Viktor Orbam.
Ma voi penserete: sono paesi dell'Est, si sa che di democrazia ne sanno ben poco (mica come noi, eh?).
Bene, andiamo allora nell'Ovest dell'Europa, tra i nostri cari amici di Francia, Spagna e Gran Bretagna che hanno messo in cantiere leggi restrittive in nome della sacrosanta "sicurezza pubblica".
Noi? Noi siamo definiti "parzialmente liberi": siamo solo la prima nazione europea la cui stampa è definita "parzialmente libera" (perchè puoi parlare liberamente delle tette rifatte della valletta di turno, ma non degli abusi di ufficio e peculato d'uso - poi ci si chiede perchè i nostri "giornalisti d'assalto" chiedono domande stupide come "perchè dorme in macchina ha parua" ai terremotati o soffrono della pazzia di Einstein quando chiedono sempre la stessa cosa allo stesso modo e si arrabbiano perchè uno non solo risponde allo stesso modo, ma si esaspera pure - ah... che giornalismo! CHE GIORNALISMO!!!), ma almeno la Romania è dopo di noi. In fondo non siamo mica all'ultimo posto; stiamo al 63°!
Non consola la capacità di recupero, vogliamo di più. Dire che "almeno chi combatte continua a farlo" è come dire "zitto che poi passa" e "non possiamo farci niente". Dobbiamo cambiare le cose, cambiarle sul serio e questa e l'ennesima conferma che una sola voce non basta, ne servono migliaia. Servono mille foto in più. Mille vite in più che si alzano a combattere.
Perchè non si parla solo di libertà di stampa, ma di libertà e basta.
Forse perchè non c'è sicurezza senza libertà...
Siamo regrediti a settant'anni fa, ma almeno allora non eravamo così ipocriti da essere perbenisti e politicamente corretti. Eravamo nazisti, fascisti, comunisti e razzisti. E sapevamo che quando un termine che finiva con "ista" non era era mai una bella cosa, ma non ce ne importava.
Fonti:
https://rsf.org/fr/ranking
http://www.unimondo.org/
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